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SantaSede
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• venerdì 25 luglio 2003
In questo periodo vivo fuori dal mondo (o dal solito mondo): poca televisione, poco blog, poche letture di libri e/o giornali (e troppi bambini, sarebbe la scusa ufficiale). Oggi invece mi è capitata sott'occhio la Stampa, dove campeggiavano i volti un po' morti di Qusay e Uday Hussein (sull'opportunità di pubblicare le foto, la penso come quelli del Manifesto). C'era anche un'intervista ad un professore americano (che non si trova online) che istituiva un parallelo tra la pubblicazione di queste foto e quelle del cadavere di Che Guevara. Riporto il senso della frase a memoria: "Dovevamo mandare un messaggio forte, perchè testimoniare in tutto il mondo la caduta di alcuni dei simboli del regime, anche a rischio di farne dei martiri, dei miti". Già mi vedo Ronaldo che si fa tatuare sulla spalla i volti dei paffuti figli di Saddam, Madonna che indossa le magliette D&G linea Qusay&Uday, manifestanti con nuove bandiere, cose così. • giovedì 24 luglio 2003
![]() Chi mi conosce lo sa come sono. I miei amici e i miei cari si preoccupano vedendomi sempre di buon umore, ecchecazzo. • lunedì 21 luglio 2003
Stamattina Arale non è venuta al centro estivo. Le mie attenzioni sono state catturate da una bambina che è convinta di essere Lisa Simpson. Vi assicuro che le somiglianze non si notano: la Lisa del centro parla poco e mena molto, e il suo passatempo preferito è girare su se stessa come un derviscio, salvo poi cadere per problemi di equilibrio. Oggi ho scoperto che le piacciono le canzoni dei film della Disney, come a me. Un punto di contatto, penso. E comincio a cantare "Voglio diventar presto un re" (Il Re Leone): lei invece di cantare con me inizia a urlare biascicando "Noo! Noo! Fa' doremifasol". Dopo svariate incomprensioni ci siamo accordate: voleva che alla parole sostituissi do-re-mi-fa-sol-la-si-do. Non so perchè lì per lì mi è sembrata una cosa fattibile: in fondo chi se le ricorda le parole a parte qualche ritornello? Ma dopo aver cantato "Hakuna matata", "In fondo al mar", "Ehi-ho", "I sogni son desideri", "Voglio esser come te", Bididibobidbù", "Tutti quanti voglion fare il jazz" ripetendo sempre doremifasolasido non ero più sicura nemmeno del mio nome, se me l'avessero chiesto in quel momento avrei risposto Doremì. E' finita che abbiamo cantato a squarciagola la sigla dei Simpson, che almeno è senza parole. • sabato 12 luglio 2003
La mia vita è nella fretta la mia strada si è ristretta la mia casa è una cantina la mia vita è in officina Il lavoro a me mi stende e per giunta non mi rende per comprarmi una maglietta ho venduto la mia lambretta Quando prendo lo stipendio in gelati me lo spendo i gelati sono buoni ma costano milioni I gelati sono buoni ma costano milioni I gelati sono buoni ma costano milioni La fatica mi deprime e mi tiene sulle spine ma se vado fuori a cena prendo un gelato all'amarena Il gelato è il mio conforto mi ripaga di ogni torto il gelato mi consola e fa dolce la mia gola Quando arrivo a fine mese faccio il conto delle spese in gelati ho speso tutto e rimango senza un letto I gelati sono buoni ma costano milioni I gelati sono buoni ma costano milioni • mercoledì 9 luglio 2003
Come mai le persone della mia età (attorno ai trenta) che sono cresciute a pane burro, zucchero e cartoni animati giapponesi (è successo anche a quelli più giovani, ma noi siamo stati le cavie) sono così smorte*? Voglio dire, avremmo dovuto imparare a sacrificarci per il bene dell'umanità, fare fagotto e partire per l'ignoto per ritrovare la mamma (senza sapere se sia viva o morta). Avremmo dovuto diventare generosi, gentili con i deboli e intransigenti coi prepotenti. Magari saremmo stati un po' ingenuotti, ma per realizzare i nostri sogni e le nostre aspirazioni ci saremmo anche messi le catene ai polsi o fatti legare braccia e gambe con delle stecche di legno. Avremmo abbandonato l'alveare, anche se nessuno l'aveva fatto prima. Dovremmo essere una generazione di idealisti, di pionieri, di belle persone magari giusto un cincinino coglione. Perchè tutta questa mediocrità, allora? La butto lì: non è che stiamo ancora aspettando tutti i superpoteri? *Per smorte intendo più o meno incapaci di slanci, moderatemente vili e tendenzialmente poco coraggiose: sì, è una generalizzazione e no, non mi sto chiamando fuori, vale anche per me (soprattutto per me). • venerdì 4 luglio 2003
Oggi io, Arale e tutti gli altri siamo stati a Fiabilandia, un parco divertimenti intimo e dal fascino retrò (secondo me risale ai primi anni settanta). Stramaledette barriere architettoniche. Entro la fine dell'estate mi farò i muscoli, oppure un'ernia (probabilmente tutte e due). Il momento clou della mattina è stato quando l'ho portata in braccio nel labirinto cinese, lei sbatteva la testa contro i finti bambù, io sudavo e perdevo la presa. Al momento di andare via, abbiamo scovato una piantina del parco con segnalati i giochi con l'accesso ai portatori di handycap: manco a dirlo, sono i più brutti e noi, senza saperlo, abbiamo fatto solo quelli sconsigliati (ma ci siamo divertite, sai che palle aspettare gli altri per colpa di un paio di scale ripide ) • giovedì 3 luglio 2003
Volete avere addosso lo sguardo di tutta una spiaggia mentre camminate lentamente sulla passerella, senza essere diventata una strafiga da un giorno all'altro? Facile, basta spingere una carrozzina con a bordo una bambina paraplegica di sei anni. I mormorii che sentirete non saranno proprio di ammirazione, sembrano più dei poverina, ma mica si può stare a sottilizzare. Catapultate al centro dell'attenzione, e senza nemmeno essersi portate dietro il tutore. La mamma della bambina chiama il tutore robot: "Adesso ti insegno a farle indossare il robot". Mi vengono in mente subito Arale (il mio cervello funziona così: bambina+robot=Arale), o al massimo alcune sigle di cartoni animati. Non è niente del genere: una specie di gambale di plastica che arriva fino all'anca, con un sacco di cick-e-ciack per farlo piegare o irrigidire a seconda delle esigenze: ma anche dopo averla allacciata con cura, lei cammina male, aggrappata a delle stampelle enormi e per pochi minuti (e metri). Ogni robot ha un'arma? Io che da bambina stravedevo per Goldrake, l'alabarda spaziale, le lame rotanti e il tuo cuore nessuno lo piega, ho un'arma personale: l'ironia. I bambini, però, ne sono sprovvisti. Lei non sa che farsene della mia ironia. La sua arma la devo ancora scoprire, se e quando deciderà di mostrarmela. • mercoledì 2 luglio 2003
"Certe notti la radio che passa Neil Young sembra avere capito chi sei", dice il poeta. Ieri notte la radio passava "Bravi ragazzi siamo amici miei" e dal finestrino vedevo la ruota panoramica di Mirabilandia con la scritta Tamoil
intermittente. Ero quasi felice. Chissà se Ligabue sarebbe stato fiero di me. Ma non mi sono preoccupata, poi è passata.
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