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SantaSede
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• sabato 29 gennaio 2005
Cammina piano, lei è vicina Oscar Wilde? • sabato 22 gennaio 2005
(ovvero battute e rancori a scoppio ritardato nei confronti di ex: moros*, amic*, conoscent* e via asteriscando) Lui: "I tuoi amici sembrano dei ciellini..." Io: "I tuoi amici vanno a puttane." (per problemi cronologici, purtroppo si è venuti a sapere in ritardo le abitudini degli amici: adesso mi sembra una cosa quasi romantica andare a puttane a vent'anni, ai tempi invece mi ero un po' scandalizzata). • domenica 16 gennaio 2005
Ecco, probabilmente la macchina promozionale per l'uscita di Ray è già partita, però un suggerimento vorrei darlo lo stesso: l'ho letta in un bagno, ma ha quel sentore di diario scolastico per cui non ho saputo resistere: Dio è amore • giovedì 6 gennaio 2005
Allora: avevo due nonne e adesso non le ho più. Le nonne hanno questa fastidiosa tendenza all'estinzione precoce, preferibilmente dopo aver timbrato il cartellino della rottura del femore. Una è morta il 6 gennaio e l'altra è stata seppellita lo stesso giorno, tre anni dopo. Coincidenze, si dirà: le due si sono viste poche volte, e non credo si prendessero molto. A dir la verità una non si prendeva con nessuno, a causa della sordità galoppante e al fatto che ufficialmente non era in grado di leggere le labbra. L'apparente e non trascurabile vantaggio della vostra dipartita sincronizzata è che così quei caproni dei miei genitori sono giustificati ad avere nello stesso periodo l'espressione triste e malinconica senza la fatica di dare spiegazioni (quando si dice due anime gemelle). Care nonne, ai vostri funerali ho sempre riso. Al primo c'era la mia vecchia direttrice del coro appollaiata sull'organo: trovarmela lì, sempre incartapecorita e sempre stonata è stata come un'apparizione. Al secondo funerale c'è stato un viaggio rocambolesco con la bufera di neve improvvisa, la zia al volante che guidava saldamente a metà tra la prima e la seconda corsia dell'autostrada, la zia ultracattolica che reagisce estraendo il rosario dicendo "siamo nelle mani del Signore, con tutti questi morti sulla strada". Per tacer della violenta discussione fuori dalla camera mortuaria tra i testimoni di Geova che protestavano per il funerale in chiesa, lo zio sdegnato, il prete che entra per pregare e nessuno dei parenti stretti che aveva un rosario da mettere nella bara (a quel punto la zia ultracattolica è tornata comoda, nonostante anche lei avesse visto la nonna si è no cinque volte in vita sua). Però uscire dalla chiesa del cimitero dopo aver sentito il prete dire cose di circostanza con la neve che scendeva con calma, con i fiocchi larghi come ostie, è stato un bel momento di raccoglimento. Allora nonna, sono già passati cinque anni e io sono ancora combattuta tra la sensazione che sì, a 92 anni avevi tutto il diritto di tirare le cuoia, ma comunque è stato uno shock lo stesso: lo sai che tre mesi dopo la tua morte, quando rientravo a casa di corsa ed ero assorta nei miei pensieri mi ritrovavo a spalancare la porta di casa tua salutando e mettendoci qualche istante a capire che c'era un motivo per cui la casa era così fredda? Secondo me si sarebbero dovuti lasciare i termosifoni accesi a palla, come segno di rispetto per quel clima tropicale che ti piaceva ricreare con il termostato a 28°. Tu facevi un tè schifoso, prendendo la pentola della pasta, riempiendola d'acqua e buttandoci dentro una bustina di Lipton, mille cucchiai di zucchero e quattro limoni. Cantavi ad alta voce solo quando eri di malumore e guardavi con sospetto gli amanti degli animali ("Baciano il cane in bocca! Ma questa è materia!"). Anch'io guardo con sospetto gli amanti degli animali e canto ad alta voce quando sono di malumore: quando prendo il tè alla macchinetta in ufficio, penso che è proprio cattivo, e mi vieni in mente tu. Maramao perché sei morto, il pan e vin non ti mancava, |