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• giovedì 6 gennaio 2005

Allora: avevo due nonne e adesso non le ho più. Le nonne hanno questa fastidiosa tendenza all'estinzione precoce, preferibilmente dopo aver timbrato il cartellino della rottura del femore.

Una è morta il 6 gennaio e l'altra è stata seppellita lo stesso giorno, tre anni dopo. Coincidenze, si dirà: le due si sono viste poche volte, e non credo si prendessero molto. A dir la verità una non si prendeva con nessuno, a causa della sordità galoppante e al fatto che ufficialmente non era in grado di leggere le labbra. L'apparente e non trascurabile vantaggio della vostra dipartita sincronizzata è che così quei caproni dei miei genitori sono giustificati ad avere nello stesso periodo l'espressione triste e malinconica senza la fatica di dare spiegazioni (quando si dice due anime gemelle).

Care nonne, ai vostri funerali ho sempre riso. Al primo c'era la mia vecchia direttrice del coro appollaiata sull'organo: trovarmela lì, sempre incartapecorita e sempre stonata è stata come un'apparizione. Al secondo funerale c'è stato un viaggio rocambolesco con la bufera di neve improvvisa, la zia al volante che guidava saldamente a metà tra la prima e la seconda corsia dell'autostrada, la zia ultracattolica che reagisce estraendo il rosario dicendo "siamo nelle mani del Signore, con tutti questi morti sulla strada". Per tacer della violenta discussione fuori dalla camera mortuaria tra i testimoni di Geova che protestavano per il funerale in chiesa, lo zio sdegnato, il prete che entra per pregare e nessuno dei parenti stretti che aveva un rosario da mettere nella bara (a quel punto la zia ultracattolica è tornata comoda, nonostante anche lei avesse visto la nonna si è no cinque volte in vita sua). Però uscire dalla chiesa del cimitero dopo aver sentito il prete dire cose di circostanza con la neve che scendeva con calma, con i fiocchi larghi come ostie, è stato un bel momento di raccoglimento.

Allora nonna, sono già passati cinque anni e io sono ancora combattuta tra la sensazione che sì, a 92 anni avevi tutto il diritto di tirare le cuoia, ma comunque è stato uno shock lo stesso: lo sai che tre mesi dopo la tua morte, quando rientravo a casa di corsa ed ero assorta nei miei pensieri mi ritrovavo a spalancare la porta di casa tua salutando e mettendoci qualche istante a capire che c'era un motivo per cui la casa era così fredda? Secondo me si sarebbero dovuti lasciare i termosifoni accesi a palla, come segno di rispetto per quel clima tropicale che ti piaceva ricreare con il termostato a 28°.
In questi cinque anni sono successe un sacco di cose, ma magari le sai già: comunque sappi che oggi a pranzo pensavo a come il tuo tocco magico in cucina si sia misteriosamente trasferito nelle mani della mamma, che riesce a ricreare con maestria la magica triade tagliatelle - cassoni con le rosole crude - coniglio. Ecco, magari la mamma ha ampliato un po' il tuo repertorio, che si limitava sempre a quelle tre cose.

Tu facevi un tè schifoso, prendendo la pentola della pasta, riempiendola d'acqua e buttandoci dentro una bustina di Lipton, mille cucchiai di zucchero e quattro limoni. Cantavi ad alta voce solo quando eri di malumore e guardavi con sospetto gli amanti degli animali ("Baciano il cane in bocca! Ma questa è materia!"). Anch'io guardo con sospetto gli amanti degli animali e canto ad alta voce quando sono di malumore: quando prendo il tè alla macchinetta in ufficio, penso che è proprio cattivo, e mi vieni in mente tu.

Maramao perché sei morto, il pan e vin non ti mancava,
l'insalata era nell'orto e una casa avevi tu.

di papessa, 16:51
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A grande richiesta (mia)
Un regalo (sempre mio)
SE GLI INSETTI SI RIBELLANO ALLE PIANTE
e le piante si ribellano alle case
poi le case si ribellano alle stanze
e le stanze si ribellano a mia madre.

e se mischio il sole e il tuorlo d’uovo
e il pompelmo: e li bevo alla mattina
cresco bella come una mimosa
gialla e grandissima come la Cina.

poi se imparo davvero a riordinare
dati e abiti negli armadi e nel cervello
penso nulla mi potrà mai più frenare
a capire cosa è vita e cosa è bello.

allora l’amore crescerà da solo:
come un timido geco ipocondriaco
o un diamante talmente plateale
da sconfiggere persino lo zodiaco.

Francesca Genti
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